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Progetto Esmabama, un anno di intenso lavoro

Germogli di mais sui terreni di Estaquinha

Progetto Esmabama, un anno di intenso lavoro

Si è conclusa la prima annualità del grande progetto di sviluppo agricolo promosso da Cesvitem ed Esmabama nella provincia di Sofala, nel cuore del Mozambico. Nonostante le difficoltà ambientali, sono state gettate le basi per un futuro finalmente al riparo dalla siccità.

Nella provincia di Sofala, nel cuore del Mozambico, la grande siccità del 2016 sembra alle spalle. A novembre, con la nuova stagione delle piogge, le precipitazioni sono finalmente tornate a livelli accettabili. E per centinaia di migliaia di contadini si è riaccesa la speranza. Una speranza che nella missione di Estaquinha non è mai venuta meno, grazie al grande progetto di sviluppo agricolo messo in campo da Cesvitem ed Esmabama con il contributo della Cooperazione Italiana. Nelle scorse settimane l’iniziativa ha superato la boa della prima delle due annualità previste ed è pertanto l’ora dei primi bilanci.

Sicuramente non è stato un anno facile, non solo per il progetto ma per l’intero Mozambico. “Abbiamo dovuto fare i conti con condizioni esterne poco favorevoli - sottolinea il presidente del Cesvitem Simone Naletto, che ha avuto modo di visitare due volte il progetto in occasione di altrettante missioni di monitoraggio -. In primo luogo la gravissima crisi alimentare legata alla siccità, che tra l’altro nella seconda metà del 2016 ci ha spinti ad intervenire con un progetto d’emergenza proprio nelle quattro missioni coordinate da Esmabama. Dall’altro lato lo stato di perenne tensione determinato dagli episodi di guerriglia che, proprio nella provincia di Sofala, hanno visto fronteggiarsi per mesi l’esercito governativo e i ribelli della Renamo. Ma tutto questo non ci ha fermato. Anzi, conferisce ancor più valore alle attività che sono state realizzate corso di questo primo anno”.

In queste settimane, nella missione di Estaquinha, oltre 22 ettari di terreno si sono trasformati in un piccolo mare verde. È l’area che lo scorso novembre, in coincidenza con l’inizio della stagione delle piogge, è stata seminata a mais. Sono state utilizzate cinque diverse varietà di sementi, selezionati nei mesi precedenti attraverso accurate prove colturali, che hanno permesso di mettere a punto un dettagliato protocollo produttivo. Ma il bello, spiega Naletto, deve ancora venire. “Nel corso della seconda annualità il progetto svilupperà tutto il suo potenziale, migliorando in modo decisivo la maiscoltura attraverso il ricorso ad un’irrigazione su larga scala e all’utilizzo di nuovi macchinari”.

La realizzazione del nuovo sistema di irrigazione è ormai ai dettagli. I lavori sono stati sospesi a novembre, per permettere l’aratura e la semina dei campi, ma il grosso è stato fatto, grazie anche ad un’accurata revisione del progetto iniziale. “La pompa di alimentazione - spiega Naletto - è stata collocata in uno stagno in un’area golenale del fiume Buzi, che anche nel periodo di massima siccità ha mantenuto un buon livello d’acqua. Da qui parte la linea principale di rifornimento, lunga circa 1.600 metri e collocata in una canaletta profonda 1,2 metri appositamente scavata”. L’intero sistema è alimentato da una linea elettrica dedicata, a cui è stato affiancato un gruppo di continuità anche durante i black-out che colpiscono frequentemente la zona. “Questa opera è fondamentale: già nel corso della seconda annualità contiamo di realizzare un secondo ciclo di coltivazione del mais durante la stagione secca, sfruttando appunto il sistema di irrigazione. Raggiungeremo così l’obiettivo principale, ovvero svicolare le attività agricole dall’andamento sempre meno prevedibile delle precipitazioni”.

C’è di più: i prossimi cicli di coltivazione potranno contare sul fondamentale contributo dei nuovi macchinari acquistati, che velocizzeranno in modo decisivo tutte le fasi. Grazie al contributo della Fondazione Prima Spes e della Chiesa Valdese (fondi 8 per mille), sono stati infatti acquistati una mietritrebbiatrice, un atomizzatore, uno spandiconcime e un biotrituratore. Oltre a ciò è stato realizzato un importante lavoro di revisione e messa a punto delle macchine agricole già in dotazione ad Esmabama, con l’acquisto di ricambi e la sostituzione di parti danneggiate. “La sfida - conclude Naletto - è davvero di grande portata. Ma è una battaglia che merita di essere portata avanti, per regalare a questo angolo d’Africa la tranquillità di un futuro al riparo dalla siccità”.

logo MAECI
Progetto realizzato con il contributo
del Ministero degli Affari Esteri
e della Cooperazione Internazionale

(AID 010562/CESVITEM/MOZ)
 

Sostengono questo progetto:

logo 8 per mille Tavola ValdeseOtto per mille della Chiesa Valdese
(Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi)

logo Fondazione Prima Spes

Notizia del 23/03/2017


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